RAUL BARTOLI

Nasce a Cupra Montana (An) il 15 febbraio 1910. Frequenta il Regio Istituto d'Arte di Firenze e nel "dopo scuola" lavora presso la Bottega d'Arte di Guido Polloni specializzata in vetrate d'arte. Si ferma a Firenze per circa nove anni integrando lo studio e il lavoro con frequentazione degli studi di vari artisti, fra i quali quello dello scultore Angiolo Vannetti.

L'esperienza fiorentina si annuncia ricca e piena-decisiva per la formazione della sua personalità, l'incontro con Angelo Maria Landi, grande artista, all'epoca molto giovane ma già dotato di estrema sensibilità cromatica e tecnica sopraffina.

Il Landi comprende subito le sue potenziali capacità e prodigo di consigli, lo invita a lavorare con il massimo impegno per mettersi in luce. Il sodalizio tra i due pittori dura a lungo. In quel periodo Bartoli frequenta assiduamente lo studio del Landi il cosiddetto "Conventino", eseguendo lavori in studio o seguendo il maestro durante la realizzazione di lavori all'aperto, come la riproduzione pittorica dei paesaggi fiorentini da cui ha assorbito, rivivendole, le esperienze "Macchiaiole".

Ne seguirono anni di severa e costante applicazione ricchi di esperienze nel vasto e complesso panorama delle arti figurative.

Oli, tempera, acquarello, pastello, affresco, scenografia, restauro fanno parte del bagaglio tecnico e culturale dell'artista. Ma questa "Erudizione Pittorica" non sarebbe di per se sufficiente, se Bartoli non fosse artista capace di usare la sua maestria tecnica come "semplice strumento" per tradurre il mondo che lo circonda in immagini poetiche.

Nel 1938 prende la decisione di partire per l'Africa, attratto da nuovi soggetti e nuovi colori per le sue tele. L'Africa farà scoprire al giovane artista marchigiano, la luce, quale protagonista garbata, ma assoluta, di tanti suoi dipinti.

Di quel periodo sono da ricordare i veloci bozzetti - ritratti autenticamente "veri" di "Indigeni" o di soldati e ufficiali inglesi, testimoni indelebili degli incontri che tumultuosamente si inseguono.

Rientrato in Italia nel 1947 l'attività pittorica di Bartoli non conosce soste. L'elemento qualificante dei suoi quadri continuerà ad essere l'autenticità della pittura che vi è dentro.

Il suo linguaggio nasce dallo studio del vero. Un vero, tuttavia, superato da interessanti intuizioni circa la mutabilità della natura nel suo infinito. Ciò gli suggerisce una forma di sintesi riequilibrante dei vari elementi su un fondo ad essi complementare.

Tante personali e collettive testimoniano gli oltre cinquant'anni di attività. Dalle mostre sindacali degli anni Trenta alla personale di Derna (Libia) 1940, a quelle tenute a Terni negli anni Settanta e a Pesaro "Sala Laurana" del palazzo Prefettizio nel 1985-87, alle tante nella natìa Cupra Montana, fino alla grande "Antologica" ospitata nel Centro Culturale Polivalente di Chiaravalle nel 1988.

L'attività dell'artista è testimoniata, inoltre, dagli affreschi realizzati in varie chiese e palazzi nobiliari, dove si è anche espressa l'abilità del restauratore e del decoratore. Altra sua grande passione è l'insegnamento, in cui Bartoli esprime grande umanità oltre ad indiscusse capacità tecnico-didattiche. Ha tenuto un corso quinquennale di disegno e di pittura presso il Centro Culturale Polivalente di Chiaravalle riuscendo a plasmare, giorno per giorno, gli allievi che più assiduamente hanno frequentato la sua "bottega" in via Gramsci a Chiaravalle diventata col tempo essa stessa luogo d'insegnamento del mestiere di pittore.

Attualmente è docente del corso di "Disegno e Pittura" che è tenuto presso l'Università della Terza età con sede a Falconara (Ancona).