LUIGI BARTOLINI


LUIGI BARTOLINI

Tanto Morandi che Bartolini trattarono l'acquaforte come il campo di un possibile linguaggio moderno del tutto autonomo, autonomo tra l'altro dalla loro stessa pittura, e furono i primi e per lungo tempo i soli, a dedicarvisi come ad una autentica ricerca sperimentale. Erano dunque esperienze a loro modo appartate, sia rispetto ala storia della pittura che a quella stessa dell'incisione, per quant'erano individuali, tanto da comporre una effettiva storia propria, talvota interrotta da ampi intervalli temporali.

Bartolini con una intensità vorticosa e coinvolgente disseminò lui stesso gli indirizzi esplciti, i segnali , gli avvisi, le parole, le proclamazioni delle proprie intenzioni. Questo desiderio di spiegarsi invase tra l'altro la sua produzione scritta e letteraria, con straordinaria consistenza di significato.

Origine di tutto è quella "aureola in mezzo a cuore" che significa una aspirazione dalla natura quasi fisiologica e dalla sensualità esplosiva, così da produrre un'amplificazione estatica che raggiunge il sentimento mistico. Il processo artistico di Bartolini, se è di un genere così fisiologico ed esistenziale daassimilarsi ad un sentimento d'amore, anzi essere un atto d'amore.

E' inevitabile, tanto è abnorme il processo artistico di Bartolini, e cioè tanto esso si costituisce dalla proiezione, non immediata, del tutto se stesso esistenziale. Accade così che questa entità basilare cui alludo chiamandola materiale costitutivo sia violentemente impressa di caratterialità, ed intricata di contingenze. E non è stupefacente che la naturale disposizione di un tale accumulo d'origine sia il disordine.

Quella di Bartolini è una poetica lieve, trasparente, facile, e l'elemento più interessante della sua opera è proprio nelle sue soluzioni formali e nel loro non tradire, anzi intrinsecamente realizzare, questa immediata facilità: la difficoltà apparente non è che un effetto provocato dalle scorie di vario tipo da cui la sua produzione pittorica e letteraria ne sono inevitabilmente incrostate, sopratutto a causa della mancanza, fino ad oggi, di un ordinamento complessivo, che consenta di considerare la sua opera nella sua storicità.

Ma queste condizioni possono divenire insoddisfacenti a definire una istantaneità di riferimenti e di collegamenti che rasentano l'indistinzione. Lo sforzo letterario di Bartolini per piegare a tanto la tecnica della scrittura è molto avanzato, ma l'ispirazione conosce fasi che richiedono lo scardinamento vero e proprio del sistema sintattico e logico. Richiedono la capacità di una compiuta espressione di quel punto in cui, per l'eccessiva convulsione dello sforzo espressivo, che preme, il pennino si spezzerebbe sulla carta, non arrivando ad altro che a deformare la grafia della parola distinta in qualcosa come uno scarabocchio, un ostacolo oltre il quale la letteratura non potrebbe andare, e contro il quale la sintassi logica si infrangerebbe.Nel passaggio da grafia a graffio, significato ed espressione si identificano, e tale identificazione non fa che ampliare la potenzialità pittorica e di indistinta densità espressiva, comprensiva pertanto del magma psicoogico d'origine. Nell'ambito della grafia, lo scarabocchio è la macchia d'inchistro accaduta nello scrivere, è la lettera o la parola scritta male, in modo illeggibile.E allora non resta che constatare come dall'idealismo tardo umanistico italiano di Bartolini, talvolta esibito nelle forme sospette di un abusato conservatorismo, possono emergere i legitimi pilastri di un singolare modernismo tradizionalistico. Il perseguimento dello scarabocchio nell'evoluzione della sua produzione acquafortistica è argomento di cui rinvio la trattazzione, qui basterà porre attenzione a come nei tre campi distinti della tecnica, dell'estetica e della poetica, il disegno acquafortistico di Bartolini sia ciò che emerge, nei tre sensi, dalla crisi della parola.

Nel complesso artificio di un'entità essenzialmente tersa e precisa come com'è il segno di Brtolini, il segreto anche tecnico dei suoi particolarissimi scuri e neri, dalle incomparabili tonalità ed accensioni aggiunte talvolta perfino attraverso intemperanti ritorni sulla lastra, spesso a rame già inciso e più volte stampato. A questo punto la trasfigurazione del materiale d'origine è così violentemente compiuta da aver disperso le tracce del percorso seguito dal processo creativo. Ciò che emerge sui fogli all'acquaforte è il linguaggio di un segno che scompagina gli ordinamenti, poichè non può costruire, né illudere né illustrare, verosomiglianza di spazio né di figura e neppure di tempo o di narrazione, ma muovere e trasformare l'intasamento dell'ispirazione alle condizioni di una punta sismografica che scorre.