GIOVANNI CAPPELLI

Giovanni Cappelli, come Morlotti, è improvvisamente deceduto. Un altro lutto nel mondo dell'arte e per la nostra città dato il rapporto che aveva, da tempi lontani, con la cultura locale tramite gli amici Giovanni Maria Farroni e Bruno Fanesi.

La sua prima personale, nelle Marche, nel lontano 1963, fu proposta dall'Arte Galleria diretta da Maria Luisa Fanesi.

Pittore neo realista, impegnato, sapeva tradurre in immagine emotive scavando in profondità i soggetti in una atmosfera spesso drammatica che lasciava intravedere, con campiture di luce, la speranza nell'esistenziale.

nella sua pittura, come dice magnificamente l'agrigentino Empedocle: <<non finiscono mai questi elementi che permutano il continuo a volte concorrendo nell'uno per la concordia poi della disfida dell'astio ciascuno per vie distinte trasportate.

Di natura eterna, eterna materia-terra ed acqua, fuoco ed aria. Eterna vita del suo infinito divenire, scorrere, separarsi e unirsi per la forza dell'odio e dell'amore.

Metafora dell'uomo che pensa, indaga, lotta per squarciare i veli del mistero>>.

Cesenate di nascita e milanese per adozione, cappelli, era un uomo intelligente, colto, preparato con punte di bonaria ironia. Un lavoratore instancabile, un amico sincero, del cui giudizio, potevi fidarti

Ginesrta d'Oro 1966 unitamnente a Ranuncoli (altro amico e bravo pittore purtroppo scomparso) è stato sovente nella nostra città e regione anche perché, come Morlotti, amante del grande lotto e della nostra terra.

Ricordo le serate di Milano con Gaber, Luporini suo paroliere e bravo pittore, la nostra fraterna amicizia e quella delle nostre compagne. Con Ajmone, Cazzaniga, Bergolli, Chighine (altri due nel mondo dei più!) Della Torre, Martinelli, Giannini, Ferretti. Gli incontri, quasi giornalieri, alla Spirale; avevo lo studio sopra quello di Ajmone che spesso mi invitava a pranzo per dialogare (lui colto e intelligente personaggio; ricordo le cene dopo l'inaugurazione di una mostra personale; le serate del pesante inverno milanese in una delle abitazioni che occupavamo nello stesso palazzo discutendo di arte e di politica. Gli incontri con Giovanni Maria Farroni che veniva a trovarci per respirare un'atmosfera tanto diversa dall'ambiente artistico anconetano...

Noi della Ginestra che l'abbiamo conosciuto e stimato, in occasione dell'assegnazione del riconoscimento, lo ricordiamo mentre decantava queste località di bellissima natura fonte di ispirazione... lo ricorderemo sempre, unitamente a Morlotti, grande maestro, e Ranuncoli come uomo, come artista impegnato unendoci affettuosamente a Paola e Bruno con tutto il nostro cordoglio.

E' un altro pezzo di un grande mosaico intessuto nel tempo ormai lontano che si stacca dalla Ginesrta d'Oro del Conero che onora culturalmente la nostra città e regione.