ALBERTO CECCHINI


Quella della ceramica è forse l'arte più completa, poiché in essa concorrono i quattro elementi di cui gli antichi credevano composto il mondo: la terra, l'acqua, il fuoco e l'aria. Nata dalla terra, infatti (anzi dalla polvere) la ceramica difficilmente ritorna in polvere per merito dell'altro elemento, il fuoco, che la rende straordinariamente durevole.

Pare (ma le questioni etimologiche sono sempre incerte) che il termine generico di «ceramica» derivi da «keramos», cioè dal semplice nome d'argilla, ma d'argilla ben cotta.

Della terra tesseva l'elogio già Plinio il Vecchio, che scriveva: «Inesauribile davvero è la generosità della terra. Anche omettendo tutti i benefici dei frutti, del vino, dei pomi, delle erbe, degli arbusti, delle medicine e dei metalli, al di là di tutto ciò, i soli oggetti di terracotta, con la loro sola abbondanza, direi che ci satollano, fornendoci gli embrici per i tetti, i mattoni per i muri, i recipienti per il vino, i tubi per l'acqua e tutti quegli oggetti che si fanno con la ruota e si plasmano con la mano. Per queste ragioni, Numa stabilì, come settimo collegio, quello dei vasai»

Alla ceramica dobbiamo i più antichi documenti della nostra civiltà. Quel prodotto tra i più poveri dell'umana industria, debole e fragile, tanto da dare origine al proverbio del vaso di coccio indifeso e frangibile tra i vasi di metallo, alla prova del tempo si è dimostrato più resistente di tutti gli altri materiali.

La terra cotta, invece, la ceramica, per quanto fragile, non ha patito nessun logorio. I secoli sono scivolati su di essa lasciando soltanto i segni di una carezza amorosa del tempo e quello che sembrava il prodotto più indifeso e peribile, ha invece difeso le testimonianze della vita più remota, conservate dentro i campi e scritte sulle superfici vascolari nei diversi linguaggi dell'umana intelligenza.

Ecco spiegato, forse, perché, la ceramica, ha sempre e, comunque, il fascino dell'oggetto antico. Non sfugge a questa regola, Alberto Cecchini, il ceramista recanatese, da molti anni impegnato in una coerente ricerca creativa che ha fatto della sua arte un esempio originale di testimonianza dal linguaggio espressivo moderno e nuovo.

Quelle descritte da Cecchini sono scene suggestive, riproposte in chiave moderna ma con un gusto ed una maestria che ci riportano ai celebri vasari dell'antichità. Un nobile senso architettonico proporziona tutte le sue composizioni. Ma ciò che più è da sottolineare, è senza dubbio il magistrale equilibrio coloristico, ottenuto con una distribuzione saggia degli effetti. Un mondo di personaggi che si muovono su un palcoscenico cangiante di luci che concorrono ad esaltare la purezza del dato pittorico.

La "storia popolare" che Alberto Cecchini tesse nei suoi lavori, ha il privilegio di farci rivivere il sapore e l'atmosfera del passato attraverso una serie notevolissima di "fasi" di un racconto affidato al caldo effetto di una tavolozza ricca ma sgombra da effetti di facile acquisizione.

Cecchini ha fatto propria la lezione di grandi maestri del passato per reinterpretare in chiave moderna il senso della forma e della materia. E' così riuscito ad ottenere un effetto plastico che, soprattutto, in queste sue ultime opere, va ben al di là del dato pittorico-decorativo.

Le ceramiche di Alberto Cecchini hanno un sapore tipicamente marchigiano perché sono soprattutto un equilibrato gioco tra colore e luce, tra quinte architettoniche e personaggi. Un racconto che si snoda con la pacatezza con cui parlano i saggi delle nostre campagne, con l'educazione stilistica di un artista culturalmente preparato il cui talento, anche di fronte all'argilla e al forno, brilla di luce propria perché attinge alla poesia del vero.

La piazza più bella di Ancona, una delle più belle d'Italia, ha ispirato il ceramista recanatese che con grande eleganza e sensibilità è riuscito a cogliere l'atmosfera, i colori e le sensazioni che Piazza del Papa offre al visitatore.

Le ceramiche presenti in questa mostra sono il risultato di un anno di lavoro che ha visto Alberto Cecchini impegnato con passione e rara abilità per una serie di opere che, oltre ad essere testimonianza viva di una disciplina artistica tra le più difficili ed affascinanti insieme, rappresenta un omaggio, un vero e proprio atto d'amore, offerto ad Ancona, per celebrare i cinquecento anni di Piazza del Papa.

E, l'artista recanatese, rifacendosi alla più alta tradizione del passato che proprio quì, nelle Marche, ha avuto esempi straordinari (basti ricordare la lezione di Ferruccio Mengaroni) è riuscito, ancora una volta, a sorprenderci con una prova di alto livello che, attraverso elementi di modernità, segna una maturazione creativa fatta di autentica poesia.

Roberto Farroni

Alberto Cecchini è nato nel 1935 a Recanati (Macerata) dove tuttora vive e lavora in Via Giovanni XXIII, 10 - telefono (071) 980155.

La sua formazione artistica è avvenuta al di fuori dei consueti schemi scolastici, poiché s'interessa alla pittura, alla grafica, alla scultura, ed in particolare dal 1978 la sua attività artistica si estende anche alla ceramica, della quale esegue tutte le fasi, compresa la cottura su forni propri.

Dalla prima mostra a Recanati, nel 1953, ad oggi ha esposto nelle maggiori città italiane tra cui: Roma, Torino, Parma, Bologna, Aquila, Ancona, Rieti, Chieti, Arezzo, Vasto, Macerata, S. Benedetto, Pesaro, in varie rassegne del "Premio Salvi" di Sassoferrato, in premi nazionali e internazionali, nonché molteplici personali.

Ha inoltre tenuto mostre personali di ceramica, negli ultimi tre anni a: Roma (Palazzo Barberini), Buenos Aires, Rosario, Recanati (celebrazioni leopardiani), Cordoba, Mendoza, Caracas, New York, Montreal,Toronto e Ancona (Galleria d'Arte L'Incontro: Omaggio a Piazza del Papa nel 5° centenario dalla sua edificazione).

Sue opere figurano in collezioni private e musei in Italia e all'estero.