PERICLE FAZZINI


PERICLE FAZZINI

Pericle Fazzini (Grottammare 1913 - Roma 1987) è stato lo scultore più grande della generazione successiva ad Arturo Martini.

Cominciò a scolpire giovanissimo. Nel 1929 si trasferì a Roma dove frequentò le scuole libere del disegno. Conobbe, negli anni Trenta, nell'ambito della Scuola romana, il momento più intenso della sua esperienza artistica.

Ritratto di Ungaretti del 1936, Ritratto di Anita in piedi del '38 - '39 e Donna nella tempesta del '32 stanno a testimoniare il linguaggio nuovo di questo artista fondamentalmente "naturale" per quanto attiene alla sua formazione e al suo temperamento.

La contemplazione attenta e fedele dei fenomeni e delle "scene" della natura sta alla base delle forme di Fazzini. «Estro individuale e verità oggettiva, aspirazione all'oggetto plastico inedito e sentimento profondo della natura, della storia e della tradizione, convivono in Fazzini con una schiettezza rara (...) e danno luogo a invenzioni audaci e "naturali" ad un tempo, a torsioni di volumi e a scavi di vuoti, con un autonomo ardimento e, insieme, con un rispetto sincero della vita organica, considerata direi, con quel medesimo spirito di fervorosa lettura del gran libro della natura naturans che caratterizza lo sperimentalismo italiano per lungo ordine di secoli...».Meglio di ogni altra definizione, le parole di Fortunato Bellonzi delineano i caratteri dominanti e profondi dell'arte di Fazzini, un'arte che, nel passaggio dal legno al bronzo ha visto, via via, asciugarsi ed essenzializzarsi le figure in un progressivo aumento di tensione e di dinamismo.

Si pensi al Fucilato del 1945-'46, al Ragazzo che pensa del '55-'57 fino alla Donna che si asciuga nel vento del '74: l'intensità inquieta e tutta calata nell'urgenza della ricerca contemporanea viene espressa ad un alto livello di consapevolezza formale e storica.

Fazzini ha tenacemente tenuto fede al suo sogno: quello di essere l'ultimo scultore figurativo capace di scoprire una forma.Le opere più recenti lo confermano sino alla Resurrezione della Sala Nervi in Vaticano dove ogni elemento della storia pluridecennale di questo artista si compone e si salda per verticalizzare il senso e dilatare la misura del rapporto tra volume e spazio nell'infittirsi del mistero e della luce che ogni volume e ogni spazio penetra come metafora di un senso ulteriore, come prolungamento delle forme. «Amo ancora la figura umana perchè essa è in me stesso, e perchè io la penso sempre nuova come il mistero dell'infinito» ebbe a scrivere anni fa.Ogni suo atto d'arte ha rispettato, in tutto e per tutto, l'assunto di questo frammento di poetica che è, poi, a ben guardare, l'indelebile traccia del suo passaggio, il cuore di una vocazione all'assoluto.

Ci piace in conclusione ricordare, non certo per puro spirito campanilistico, ma per doverosa sottolineatura, un'opera eseguita e collocata nella città di Ancona.

E' la scultura dedicata alla Resistenza che Fazzini ha eseguito nel bienno '64-'65. In essa è sviluppato il motivo del Fucilato e della Esecxuzione di Partigiani .

Il gruppo è mirabilmente inserito con una stupefacente rispondenza alle forme vegetali.

Autentico figlio della nostra epoca inquieta, Fazzini ha testimoniato la sua coerenza estetica, la sua forza di sintesi e la potenza della fantasia mettendo a frutto il drammatico tumulto interiore di ogni uomo.