LIBERO FERRETTI

Nato a Offagna (Ancona) nel 1944; nel '66 si iscrive alla Facoltà di architettura di Roma, seguendo i corsi di Storia della critica tenuti da Paolo Portoghesi e quelli di disegno di Achille Perilli. Viaggia per motivi di studio, a Parigi, Londra, Vienna, Leningrado, Mosca.

Dal 1967 allestisce mostre nelle principali città italiane. Nel 1968 si trasferisce a Milano e nel 1972 si laurea architetto alla Facoltà di architettura del Politecnico di Milano con una tesi in urbanistica dal titolo "Milano e l'area metropolitana milanese", relatore Giuseppe Campos Venuti.

Nel 1972 partecipa a numerose rassegne artistiche fra cui: Permanente di Milano e X Biennale di Mentone (Francia), X Quadriennale di Roma, Pinacoteca comunale di Atene, Sala della Balla del Castello Sforzesco di Milano; nel 1975 di nuovo alla Per manente di Milano; nel 1976 al XXVIII Premio Suzzara; nel 1978 è presente alla Pinacoteca di Ancona; nel 1979 espone al "Salone dei giovani artisti" presso il Palazzo della Triennale di Milano; nel 1982 partecipa alla mostra organizzata da Alberico Sala alla Rotonda della Besana di Milano dal titolo: "Giovani pittori e scultori italiani"; nel 1985 approda in Giappone alla Galleria Ginza di Tokio e in Finlandia al Museo Ostrobottina di Vaasa; nel 1986 partecipa alla rassegna "Dopo il concettuale" curata da Luciano Caramel con un catalogo edito da Mazzotta al Museo delle Albere di Trento; nel 1987 espone a La Rosa Manichini di Dusseldorf. Contemporanea mente alla sua attività di pittore collabora dal 1981 con aziende di alta moda, a design, disegnando tessuti per collezioni d'alta moda, pret à porter, tessuti di arredamento, ceramiche d'interno ed esterno, prototipi di oggetti d'arredo; disegna e produce anche gioielli per l'alta moda. Nel 1982/83 disegna, fra l'altro, tessuti e gioielli per la collezione inverno - estate di Genny Moda.

«C'è nella pittura di Libero Ferretti - scrive Roberto Tassi - una interpretazione dello spazio, e quindi un modo di dare la misura delle cose, che si altera nelle due posizioni opposte, della vicinanza e della distanza: portare gli oggetti sul piano immediato della visione così che ne risultino scoperti, ingranditi e precisati, come "i sassi del mare" visti nella molteplicità minuta dei loro colori, nella variabilità della loro superficie, corrosi, levigati o incrostati dal moto delle onde, enormi e circoscritti come fossero montagne; o, d'altra parte, spingere il paesaggio a una lontananza in cui le piante, le rocce, le costruzioni appaiono accidenti appena erti sulla grande distensione, con le lunghe ombre filiformi, co me se tutto fosse visto da un aereo o da un monte».