EDGARDO MANNUCCI


EDGARDO MANNUCCI(Fabriano 1904 - Arcevia 1976)

Nato nel 1904, è giunto a Roma nel 1927 dalla sua città natale Fabriano, dove aveva già aquisito la conoscenza delle tecniche di lavorazione del marmo e del cemento, si trova a stretto contatto col conterraneo Quinto Ruggeri dal quale riceve gli insegnamenti per l'elaborazione della pratica scultorea. Dopo l'iniziale adesione alla scultura di tipo figurativo, non ignara della grande influenza che in quegli anni esercita l'esemplare figura di Arturo Martini, l'arte di Mannucci compie una decisiva svolta.

La frequentazione di Enrico Prampolini, polemicamente rivolto a proclamare l'importanza della"realtà della materia" e l'amicizia con i Futuristi, maturano in lui la sfiducia nei valori plastici tradizionali della scultura, atteggiamento che raggiunge il suo apice in concidenza con lo storico evento della seconda guerra mondiale. Reduce dall'esperienza bellica, Mannucci compie il radicale passaggio verso la dimensione astratta, derivata dal bisogno di esprimere, attraverso una mutata percezione del linguaggio artistico, una nuova verità.

Liberatosi dai condizionamenti della "figura umana", sul finire degli anni'40, la ricerca dello scultore marchigiano si rivolge ad esplorare le infinite possibilità della "forma" esteriormente chiusa in strutture geometriche euclidee, ma visibilmente animate da un'energia interna protesa verso la conquista dello spazio. Seriamente coinvolto dall'atomica di Hiroshima e consapevole della nuova forma di "energia" generata dalla disintegrazione dell'atomo, Mannucci giunge a forme rinnovate che si sviluppano attraverso l'intervento della tecnica della saldatura diretta, dove la materia incandescente dà vita ad una forza immediata. aboliti i materiali tradizionali, lo scumltore sperimenta,attraverso l'alta qualità dell'operazione manuale, l'aggregazione i più tipi di mterie, l'ottone, il rame, il bronzo, svolgendo un'operazione di parte affine alla contemporanea ricerca materica di Burri. E' infatti con quest'ultimo unitamente a Capogrossi, Ballocco e Colla che Mqannucci partecipa alla costituzione, tra la fine del'49e gli inizi del'50, del gruppo "Origine". Nei presupposti di questo gruppo, che intende rifiutare ogni linguaggio figurativo tradizionale legato al Novecento, Mannucci elabora un proprio codice espressivo parallelo, ma del tutto singolare rivolto alla poetica dell'informale.

Nelle sue creazioni, che lo scultore denomina "Opere" e "Idee", compaiono strutture imprevedibili, in un continuo divenire che si disegnano nello spazio come nuclei generatori di energia.