FRANCESCO PODESTI

Tra i maggiori pittori italiani del XIX secolo, con Hayez e Bezzuoli,

Francesco Podesti (1800-1895) nacque ad Ancona ma si trasferì ancora giovane

a Roma dove visse ed operò per la committenza dei banchieri Torlonia e dei

Papi. Fu presente fin verso la metà del secolo anche a Milano, esponendo

alle prestigiose mostre di Brera e lavorando per importanti incarichi da

parte dell'aristocrazia lombarda.

Allievo di Landi e Camuccini, influenzato dal Canova, Podesti fu

protagonista della cultura del primo Ottocento in Europa: ebbe commissioni

dall'Inghilterra, dalla Polonia, dalla Russia, dall'America Latina ed

ottenne riconoscimenti in rassegne internazionali (Londra, Parigi). Ma

europeo era soprattutto il suo linguaggio, somigliante a quello di artisti

della corte imperiale di Vienna (Peter Kraft, Fritz l'Allemand), prussiani

(Steuben), russi (Briulov), francesi (Ingres).

D'altro canto il linguaggio del Podesti conteneva uno specifico - endemico

nella tradizione italiana - quale il raffaellismo, naturalmente calato nella

modernità delle scene storiche contemporanee e antiche, dei ritratti, delle

immagini visionarie della mitologia e della devozione. In quest'ultimo campo

Podesti può ben dirsi l'estremo grande artista sacro della tradizione

romana, come ben vide Papa Pio IX nell'affidargli la decorazione dell'ultima

delle "stanze" rimasta intonsa dopo quelle celebri di Raffaello.

Podesti, la cui opera è nota per meno della metà, essendo il resto disperso

o distrutto, ha scandito il suo tempo con un'impressionante sequenza di

ritratti, di quadri storici, di opere mitologiche. Lo si credeva fino a ieri

un accademico, un pittore compassato ed ufficiale: lo si riscoprirà un

grande romantico, e poi troubadour e Biedermeier, involontariamente purista,

pompier ed anche realista, per mezzo secolo al centro della produzione

artistica italiana.