Presentazione

personale di

GIORGIO SCALCO

... Ha un tono domestico, e tuttavia sempre allarmato, allertato, questo slargo dello spazio prima della salita dei monti lievi, che si perdono nella nebbia sfumata della distanza. Quel tono che è davvero la forza ineluttabile del destino nei grandi romanzi russi; interminate presenze di storie e infinità del paesaggio dentro cui l'uomo svanisce.

Scalco sostanzia in pittura, prima che la natura resti solitaria, questo impatto commosso dei personaggi con la loro storia, inconsapevoli dei passi che muoveranno, perfino del crescere e del morirvi...

... Scalco si scava una nicchia dentro quel mondo invulnerabile e come sigillato, nel quale l'aria circola per grosse masse di nuvole, per sbuffi di neve, per invasione di nebbie. Dà vita a uno dei momenti più toccanti della recente pittura di paesaggio in Italia, sciolto da vincoli di scuola o da aggregazioni contenutistiche, interessato solo a rendere il timbro, l'impronta che quel colore nascosto, il colore dell'anima, lascia sulle cose descritte. Poiché la natura altro non è che l'immagine di una ricomposta armonia interiore, equilibrio tra l'essere e lo scomparire. Tutto, qui, vive in bilico su un filo esilissimo, che rischia di spezzarsi continuamente; filo teso nel corpo stesso della grazia atmosferica, ai cui fenomeni si volge, come ai fenomeni della conoscenza, l'interesse di Scalco. Ha il silenzio sordo, scricchiolante, di un ghiaccio sul punto di spezzarsi. Così, incide il vuoto dell'aria per evocare spazi della memoria più ancora che della realtà.

Difficile, infatti, dire che questa sia arte realistica. Simula invece il vero per scandire, delimitare e stringere il vero nodo; il solo, vero punto: una memoria malinconica.

... I quadri di Scalco hanno in sé il miracolo di una posseduta eternità di una sempre più silenziosa intermittenza di pensiero; raggiungendo, in alcune bellissime nature morte, una totale identità con i valloni collinari. Concepiti come una sola cosa della mente e del cuore, sono il risultato di un fermo d'immagine, fotogramma bloccato e strappato al racconto, isolato nella glaciale emozione di un tempo assoluto...

Marco Goldin