ORFEO TAMBURI


ORFEO TAMBURI (Jesi 1910 - Parigi 1994)

Arriva a Roma con un a valigia a soffietto, un vecchio ombrello e le poche lire di una borsa di studio. Era il 1927 ed Orfeo Tamburi lascia per sempre Jesi dove era nato il 28 Maggio 1910. La borsa di studio e qualche occasionale lavoro di disegnatore gli consentono di frequentare il Liceo Artistico prima, e l'Accademia poi, ben presto abbandonata per un diverso sentire le cose dell'arte. Sono gli anni di un'applicazione costante al disegno tratto dal vero per le vie di Roma di cui diventa l'illustratore più appassionato e prolifico. Nel 1930 approda alla rivista "L'Italia Letteraria" in sostituzione di Scipione, su suggerimento di Alfredo Mezio che insieme a Cardarelli, Cecchi, Barilli e Falqui cominciano ad apprezzare il lavoro del giovane marchigiano dal "temperamento generoso ed appassionato...sotto la maschera del moschettiere" (A.Mezio). Centinaia di fogli vergati a matita gli valgono il titolo di "stenografo" per la velocità e la sintesi del segno e del linguaggio. Piccole "musiche da camera" (G.Severini) in cui è già insita la sensibilità al colore cui approda con 10 anni di ritardo, dopo un apprendistato grafico imposto dalla economicità del mezzo. Ma Tamburi è già pittore capace di confrontarsi anche con le grandi dimensioni. E' del 1939 ilsuo "Carnevale Romano" realizzato ad affresco nella sala mensa del Governatorato, oggi sede dell'Anagrafe romana.

Tra il '39 e il '42 Tamburi si confronta ripetutamente con il tema della decorazione parietale realizzando "Le Natanti" ad encausto su muro; la decorazione parietale per il Giardino d'Inverno della Mostra del Minerale dipinto su tavola; e i 6 cartoni sulla storia del Teatro da realizzare in mosaico nell'atrio del teatro dell'E 42 di Roma, progetto accantonato per i seguenti eventi bellici. La sperimentazione sui diversi temi linguistici ed espressivi prosegue nel'47 con la realizzazione di una ceramica per la Farmacia Evans di Piazza di Spagna.

Ma è ancora alle piccole dimensioni che si rivolge per documentare Parigi dove si stabilisce definitivamente nel 1947 e dove trova Malaparte, De pisis, Severini, Joppolo. Sono anni intensi, di definizione formale che rafforzano una tenace coerenza espressiva che neanche l'esperienza americana riuscirà a scalfire. Sbarcato in U.S.A. per innaugurare una sua mostra personale, accetta l'i"ncarico della rivista "Fortune" di realizzare una serie di "vedute americane. La sua pittura di paesaggio si popola delle famose finestre e il grande mito americano si stepera in immagini di inconsueta gentilezza, diventa "una creazione dell'immaginazione che sfida il principio dell'equilibrio e della gravità". E con riconfermata coerenza, ritornato in Europa, si confronta con il tema delle "Crete" in omaggio alla terra di Siena, e in successione con una serie dedicata alla Puglia. Nature morte, paesaggi e ritratti che costituiscono un diario di vita, anzi "un unico autoritratto" in cui "c'è sempre qualcosa che vibra e dà risonanze curiose"